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Nota
Introduttiva
Qui di
seguito
sono
riportate
le frasi
di
persone
affette
da
epilessia.
Queste
si sono
rivolte
al
Centro
per la
Chirurgia
dell’Epilessia
dell’IRCCS
Neuromed
per
sottoporsi,
qualora
vi
fossero
le
condizioni
favorevoli,
ad
intervento
neurochirurgico
di
asportazione
dell’area
cerebrale
epilettogena.
L’Intervento
ha
determinato,
nell’80%
di loro,
la
completa
guarigione
dalle
crisi
epilettiche.
Queste
frasi
sono
state
raccolte
dal
consulente
psichiatra
del
centro,
Giulio
Nicolò
Meldolesi,
presidente
della
Fondazione
Neurone
onlus,
durante
i
colloqui
diagnostici
avvenuti
prima
dell’intervento
e
successivamente,
a 1 anno
e 2 anni
dall’operazione.
Scorrendole
con gli
occhi e
con la
mente,
saprete
riconoscere,
dal
contenuto
e dalla
coloritura
emotiva,
quali di
esse si
riferiscano
alla
fase
precedente
all’intervento,
quando
ancora
chi le
pronunciava
era
affetto
da
epilessia,
e quali
invece
siano
successive,
dopo la
guarigione
dalle
crisi.
Le
lasciamo
a tutti,
come
testimonianza
dello
sforzo e
dell’ideale
comune
di
medici,
infermieri,
tecnici,
ricercatori,
e dei
pazienti,
teso a
rendere
migliori
le
condizioni
di vita
di
coloro
che
soffrono
e più in
generale
di tutti
gli
esseri
umani,
affinando
costantemente
le
tecniche
d’intervento
terapeutico,
introducendo
metodiche
innovative
e
migliorando
la
qualità
e
l’efficacia
dell’informazione.
N.B. Il
colore
ha il
solo
fine di
distinguere
i
singoli
soggetti
che
hanno
pronunciato
le
frasi, e
non
specifica
le fasi
prima e
dopo
l’intervento.
S.A. “Vorrei con Cristina mettere su una bella famigliola. Mi piacerebbe
essere
il papà
che
guida la
macchina,
che
porta la
famiglia”.
A.L.
“Sono
partita
come per
andare a
Lourdes
a
chiedere
la
grazia”.
A.L. “Mi
sto
preparando
psicologicamente
per i
capelli:
io in
testa ci
ho un
capitale”.
T.G. “Ho
concesso
una
sorta di
buona
uscita
di 50
milioni
a mio
marito,
per
potermi
separare”.
M.A. “Se
non mi
lasciano
andare
in
montagna,
non dico
adesso,
ma
almeno
quando
sarò
guarito,
meno
tutti,
anche
loro,
vaffan…”
R.B.
“Per una
crisi
con la
bicicletta
sono
andato a
finire
contro
un palo;
per
fortuna
portavo
il casco
di
protezione”.
R.B. “Mi
opero
perché
mi
piacerebbe
essere
come gli
altri
ragazzi,
uscire
fare le
cose che
fanno
gli
altri”.
F.B.
“Sono io
che sono
un po’
solitario.
Lo
faccio
per non
avere
nessun
deficit,
per una
specie
di
upgrading
informatico,
se di
upgrading
si può
parlare.
Oggi,
nel
mondo
della
globalizzazione,
si
richiede
di
essere
automuniti”.
D.G.
“Ero
arrivata
a non
rispondere
al
telefono,
per
paura
che non
mi
capissero
e che
non
riuscissi
a
spiegarmi.
Ora al
telefono
ci sto
le
ore,ma
mio
marito
non è
molto
contento”.
E.B.
“Prendere
i
farmaci
mi fa
sentire
diversa”.
T.G. “Ho
imparato
a usare
il
trapano
(prima
pensavo
che una
donna
non
potesse
neanche
prenderlo
in
mano)”.
L.B.
“Stavo
giù di
morale,
non
riuscivo
ad
accettare
questa
cosa,
ovvero i
blocchi
che mi
prendevano,
la paura
che mi
vedessero
le altre
persone
e che si
preoccupassero
per me,
col
conseguente
mio
senso di
colpa
che
dovessero
soffrire
per
causa
mia.”
R.B. “Mi
vergogno
della
malattia,
siccome
non è
ben
accettata”.
“La
crisi mi
spaventa,
mi può
far
morire,
procurare
dei
danni; e
mi fa
rendere
diverso
dagli
altri,
puoi non
essere
accettato”.
F.G.
“Durante
le
crisi,
prima
dicevo
‘Mortacci!
Ora dico
‘Mamma,
quanto
ti
voglio
bene”.
MLC
“Quando
avverto
la crisi
preferisco
nascondermi
piuttosto
che
farmi
vedere.
Ho paura
che
ridano
di me”.
N.C.
“L’intervento
è una
strada
che dà
delle
speranze”,
che mi
porterebbe
a
realizzarmi
nel
lavoro e
a
diventare
una
persona
che può
fare
qualsiasi
cosa.
Con
l’epilessia
sono
pochissimi
i lavori
che una
persona
può
fare.
Senza
l’epilessia
si
possono
fare
tutti i
lavori”.
F.M.
“Questo
istituto
è il
massimo.
Lo
consiglierei
a
tutti.”
R.C.
“Durante
la crisi
sento
l’impotenza
di
essere
in una
determinata
situazione
e di non
poterne
uscire.
Devo
solo
aspettare”.
R.C. “Mi
sento
vincolato
agli
psicofarmaci,
ho le
manette
delle
pasticche”.
A.C.
“Non
sono
tanto le
crisi in
sé,
bensì le
conseguenze,
la fase
di
recupero.
Dopo le
crisi
sono
proprio
a terra;
mi
deprimono
tantissimo,
non
riesco a
fare
nulla,
ci vuole
tantissimo
per
recuperare,
un
intero
pomeriggio
o anche
tutta la
giornata”.
A.C. “E’
brutto
che devi
cominciare
a dare
spiegazioni
alle
persona
che ti
vedono”.
A.C. “La
vita di
una
persona
con
l’epilessia
deve
essere
programmata.
Se ho un
obbiettivo
lo devo
programmare,
non
posso
sognarmi
di
raggiungere
un luogo
senza
averlo
programmato
in
anticipo,
perché
non ho
autonomia
di
spostamento”.
R.C.
“Con le
ragazze
l’epilessia
mi
complica:
se mi
viene
una
crisi
con una
ragazza
questa
si
spaventa”.
R.C.
“Non ho
potuto
fare il
calciatore,
mi
dicevano
che
sarei
stato
bravo”.
S.C.
“Con gli
altri
poi mi
sento in
imbarazzo:
una
volta
stavo
leggendo
in
classe,
mi sono
interrotta,
tutti i
compagni
a
guardarmi”.
G.D’A.
“Sono
orgoglioso,
mi
ritengo
una
persona
dura.
Poi
casco a
terra e
mi sento
una
nullità”.
M.R
.“Ora
con mia
madre ho
un buon
rapporto,
liberale,
anche
per ciò
che
riguarda
le
donne:
se le
dico che
vado a
dormire
con
Francesca,
per lei
va
bene”.
R.D.M.
“Sono
stanco
di stare
in
queste
condizioni
da 26
anni.
Prendo
medicine
che non
servono,
la mia
vita è
troppo
triste
per
andare
avanti
così.
Quando
mi viene
la crisi
mi sento
la
persona
più
impotente,
come se
stessi
morendo
nell’anima”.
C.D.V.
.“Sono
rinata.
Non ho
più
avuto le
crisi di
abbandono”.
R.D.M.
“Mi
riesce
difficile
attaccare
bottone
con una
ragazza
o con
qualcuno.
Mi
guardano
in modo
diverso”.
R.D.M
“Per
questo
ho
deciso
di
rischiare
il tutto
per
tutto. O
la va o
la
spacca.
Di tempo
ne
abbiamo
già
sprecato
troppo”.
G.F.
“Ora
posso
fare
tutto
quello
che non
ho
potuto
fare”.
G.F. “Ho
molti
amici
che gli
stanno
vicino;
è la
cosa più
bella
che
posso
avere”
A.D.R. “
L’epilessia
è
qualcosa
che non
riesco a
giustificare
nemmeno
a me
stessa.
La
collego
al
cervello,
alla
pazzia”.
R.E.
“Non
trovo
lavoro:
se
sentono
“epilessia”
tutti
fuggono”.
R.E.
“Vorrei
avere
una vita
familiare
sicura.
Se
facessi
un
figlio
non
vorrei
mai che
potesse
cadermi.
Sarebbe
una
tragedia,
è
impossibile
che
avvenga,
perché
il
figlio
deve
essere
protetto”.
A.F.
“Quando
al
negozio
mi
vengono
le
assenze,
a mio
marito
gli
viene un
muso
così”.
L.D.“Fisicamente
sto
benissimo”.
C.F. “La
cisti
aracnoidea
ha
ramificato
nel
cervello
e
controlla
gran
parte
del
sistema”.
C.F.
“Sono
una
persona
volubile
che
passa
dal
sorriso
alla
pistola”.
C.F.
“Stavo
raccontando
una
barzelletta
con una
parola
un po’
più
pesante
‘stronzo’.
Mia
madre mi
ha
colpito
con la
cucchiarella
rimproverandomi
‘Non
dire
queste
parole’,
anche se
hai 50
anni!”.
M.F.
“Mamma
ci sta
pensando.
Prima di
toccare
il
cervello
deve
stare
sicura
al 100%
che va
tutto
bene.
Meglio
una
crisi
ogni 15
giorni
che
diventare
matto
completamente”.
M.M.
“Voglio
essere
libero,
voglio
viaggiare”.
A.G.
“Quando
arriva
la crisi
ti senti
come
morto,
mi
toglie
tutti i
sentimenti.
Per il
male che
ho, per
la
persona,
per come
sono,
non
servo
proprio
a
niente”.
A.G. “A
stare
tutti
gli anni
così,
senza
fare
niente,
impalato,
allora è
meglio
fare
l’intervento”
D.I. “Ho
avuto un
incidente
gravissimo
in cui
ho
distrutto
la
macchina”
A.I.
“Papà
non
vuole
che mi
opero,
perché
ha
paura.
Mi fa
rabbia”.
A.I. “Ho
avuto
delle
crisi a
scuola,
l’insegnante
mi ha
chiesto
che cosa
mi
stesse
succedendo.
Ho
risposto
che non
lo
sapevo”.
A.I. “Le
crisi
sono
l’unica
cosa che
mi crea
fastidio:
quando
si
manifestano
mi
chiedono
cosa
siano,
cominciano
a farmi
le
domande
ed io
devo
cercare
di
nascondermi”.
S.L. “Se
non mi
operassi,
sarei
decisa a
finire
la mia
vita.
Questa
non è
una vita
normale,
l’amore,
il
lavoro
niente.
E’
proprio
una vita
da
persona
handicappata,
che non
può fare
niente
di tutto
ciò”-
A.L.
“Questi
farmaci
mi
stanno
uccidendo”.
M.M.
“Quest’operazione
è
qualcosa
che mi
ha
cambiato
la
vita”.
L.H.
“Certe
volte
penso
che è
meglio
morire.
Sto
facendo
una vita
di
merda”.
A.M. “Ho
paura
che se
mi viene
una
crisi le
mie
amiche
possano
spaventarsi”.
E.M.
“Non ho
mai
avuto
amici
veri con
cui
uscire.
Quest’anno
sono
uscita
tre
volte;
su tre
volte,
due
volte
sono
caduta a
terra
durante
una
crisi,
perché
non sono
stati
sufficientemente
attenti”
E.M.
“Non si
può
vivere
così:
non
posso
essere
alle
dipendenze
di chi
mi
accompagna”.
C.G.M.
“In
macchina
papà
urlava,
mi
diceva
‘Adesso
mi butto
, adesso
mi viene
l’infarto’.
Io gli
urlavo:
‘C’ho
l‘epilessia,
stai
zitto”!
M.M. “Mi
trovo in
una
situazione
in cui
menerei
a
chiunque”.
G.M.
“Sono un
tipo che
bada al
giudizio
della
gente.
Se sono
sicuro,
la cosa
mi
rimbalza.
Se non
sono
sicuro,
la cosa
mi
tocca”.
F.M.
“Ora
voglio
sposarmi,
procreare,
avere
dei
bambini
e fare
la
mamma.
Il
lavoro
viene in
secondo
piano”.
F.M.
“Mia
moglie
non se
l’è
sentita
di darmi
un
figlio.
‘Io non
ti do un
figlio
perché
tu sei
malato’.
Io non
pensavo
che il
matrimonio
fosse un
contratto,
lei si.
Mi sono
adeguato:
ho
avviato
la
pratica
di
annullamento
alla
Sacra
Rota”.
F.M. “Mi
sono
ustionato
una mano
ritrovandomela
dentro
l’acqua
bollente
dopo una
crisi.
Al paese
me la
volevano
tagliare,
ho
chiesto
di
essere
portato
a
Napoli”.
G.P.
“Quando
sento
che mi
arriva
la
crisi,
devo
scappare,
mi
nascondo,
perché
mi
vergogno”.
L.P. “Il
medico
di
famiglia
avrebbe
dovuto
capirlo,
era il
suo ramo
di
specializzazione.
Invece
diceva
che ero
io che
producevo
le
crisi,
perché
volevo
stare al
centro
dell’attenzione”.
A.C.
“Non
potevo
rinunciare
ad una
cosa
così
bella
come la
patente
e
guidare”.
A.P.
“Quando
mi viene
la crisi
mi
sembra
di
impazzire,
perché
so
quello
che mi
sta
succedendo.
E’ come
cercare
di
sfuggire
e sapere
che non
puoi
scappare”.
A.P.
“L’epilessia
mi fa
sentire
inferiore
agli
altri”.
A.P.
“Sono
prigioniera
di
questa
malattia.
Voglio
liberarmi
da
quest’incubo”.
A.P. “Mi
sono
ustionata
la mano
mentre
asciugavo
i
capelli
a mio
figlio
piccolo
col fon;
mi sono
ustionata
un dito
nella
stufa; e
poi
l’ustione
col
ferro da
stiro.
In
occasione
di
un’altra
assenza,
a
Gennaio-Febbraio
sono
andata a
sbattere
con
l’auto
contro
il palo
della
luce e
da
allora
mio
marito
mi ha
tolto la
macchina”.
V.P.
“Quando
ho la
sensazione
di paura
tutto il
mio
sforzo è
nel
cercare
di
controllare
le
crisi.
A.P. “Ci
sono
persone
che ti
emarginano,
che ti
isolano.
A scuola
mi
sdraiavo
a terra
per la
crisi, e
i
compagni
mi
sputavano
in
faccia”.
A.P. “I
miei
sono
preoccupati,
mi
stanno
sempre
addosso.
Mamma si
mette a
piangere
per
telefono,
papà
neanche
a
parlarne.
Secondo
me sono
troppo
apprensivi”.
P.D.A.“Viaggiare
penso
che sia
una cosa
paradisiaca.
Viaggiare,
volare!”.
G.R.
“L’epilessia?
O la
risolvo,
o mi
rassegno
per
tutta la
vita”.
G.R. “Se
vado ad
una
festa,
magari
mi sento
male, le
persone
vedono
che ti
senti
male,
pensano
che ho
un
problema
di
salute,
ma non
una
malattia
come le
altre;
pensano
ad una
malattia
alla
testa,
che è
pazzo,
che non
funziona
globalmente”.
B.P. Le
crisi mi
condizionano
soprattutto
al
lavoro:
“Se
faccio
un
colloquio
e poi mi
viene la
crisi,
gli
altri
pensano
male”.
G.L. “E’
andata
bene! E’
tutta
un’altra
vita!
Anche
prima
magari
potevi
immaginare
di non
avere le
crisi.
Ma ora
puoi
anche
azzardare
di fare
progetti
a lungo
termine.
La cosa
bella
sarebbe
quella
di poter
recuperare
tutto il
tempo
perso”.
A.S.
“Tenevo
moltissimo
alla mia
carriera
di
ufficiale
dei
carabinieri.
Il
dovervi
rinunciare
è stato
per me
un
trauma”
A.S.
“Voglio
togliere
il
problema
a mio
padre,
che non
ce la fa
più.
Papà ha
quel
tipo
d’ansia
che mi
possa
venire
la crisi
mentre
sto a
casa da
solo,
oppure
mentre
mi trovo
in mezzo
ad una
strada”
S.S.
“Mia
madre è
il
prototipo
della
santa”.
A.S.
Tutte le
difficoltà
a
studiare
erano
dovute
alla
scarsa
memoria:
al
momento
dell’interrogazione
tutte le
cose che
avevo
studiato
mi
sfuggivano
dalla
testa”.
S.S.
“Spero
che le
crisi se
ne
vadano,
perché
così non
campo”
S.S.
“Penso
sempre a
questo
problema,
so che
la crisi
mi può
venire
in ogni
momento”.
G.M.
“Avevo
il
cervello
in
panne.
Non mi
sentivo
all’altezza
di
essere
madre”
M.S.
“L’epilessia
m’ha
creato
una
chiusura.
Ora non
vivo
come gli
altri:
se devo
fare
tardi,
se devo
dormire
da
un’amica,
non
posso,
perché
se non
dormo mi
viene
una
crisi.
Non
ammetto
di
essere
così
diversa”!
M.S.
“Anche
se devo
andare
in
discoteca
con gli
amici e
mi devo
preparare
per poi
farmi
rovinare
la
serata
da una
la
crisi,
allora
preferisco
rinunciare”.
L.S. “Se
succede
qualcosa
a me,
Martina
[mia
figlia]
come
fa”?
E.V.
“Per
come
sto, una
donna
m’abbandona,
subito”.
F.M. “Mi
avete
salvata
la vita!
Sto
scrivendo
un libro
per
raccontare
la mia
esperienza”.
I.V.
“Voglio
assolutamente
l’operazione
per
essere
più
libera;
essere
indipendente,
non
dover
dipendere
dagli
altri”.
I.V. “Se
proprio
dovessi
scegliere
un arto
preferirei
che
rimanesse
leso il
braccio
sinistro,
che
quando
guidi
serve
d’accompagnamento”.
A.L. “Se
torno
come
prima,
giuro
che
m’ammazzo”!
F.M.
“L’intervento
è stato
anche un
momento
di
maturazione.
La vita
può
essere
difficile
ma se
hai le
persone
vicino
puoi
affrontare
le
difficoltà”.
A.V. “Mi
trovavo
che
stavo
attraversando
la
strada.
Di sera,
erano le
17.00,
le
18.00.
All’improvviso
ho avuto
una
crisi e
sono
caduto a
terra.
Le
macchine
che
seguivano
hanno
frenato
per non
investirmi”.
A.V.
“Un’altra
volta
alla
Standa,
ho avuto
una
crisi
talmente
violenta
che ho
rotto
una
vetrata,
sono
rimasto
col
collo
sul
vetro,
il corpo
all’infuori
del
locale e
la testa
all’interno”
“Da
allora è
aumentata
la
paura,
praticamente
non esco
più di
casa. Se
uscissi,
potrei
cascare
per
terra,
battere
la testa
a un
muro o
ad un
marciapiede
e
lasciarci
la
pelle”.
P.C.
“Per il
prossimo
anno ho
in
progetto
un paio
di
donne.
Ma non
so se
sono io
nel loro
progetto”!
A.V. “Ho
rischiato
la vita
settanta,
ottanta
volte
per
l’epilessia”.
A.V. “Se
esco in
compagnia
posso
anche
uscire,
ma, se
vado da
mia
figlia,
ho paura
di
mettere
timore
ai
bambini.
Questo
male
potrebbe
fare
male a
loro.
Potrebbero
poi
avere
delle
paure”.
S.V.
“Mamma
non mi
lascia
uscire
sola,
nemmeno
con
lei.”
F.D.G
“Da dopo
l’operazione
faccio
tutto da
sola:
sono
andata a
Foggia a
fare un
congresso
sul
bicentenario
di
Mazzini”.
F.D.G
“Mi
sento
proprio
meglio
sul
piano
lavorativo.
Il mio
professore
mi stima
di più
mi dà da
scrivere
articoli,
pubblicazioni”.
G.Z.
“Considero
la
situazione
attuale
senza
speranza”.
G.Z.
“Vado da
una
crisi
ogni 10
gg a 10
crisi in
un
giorno”
D.Z. “Ho
un amico
da 3
anni.
Non ci
diamo
l’appellativo
di
ragazzo
per
sentirci
liberi
da
impegni”.
A.D.F
“Adesso
non
voglio
essere
commiserata,
mi sento
sfigata,
non
voglio
stare da
sola ma
non c’ho
una
storia
stabile”.
C.D.V.
“Il
futuro
mi fa
paura,
vedo la
TV, vedo
mio
figlio
così
piccolo”.
G.D.G.
“Il mio
cuore
batte
per la
felicità”.
F.A.
“L’intervento
lo
considero
una
vittoria.
Vittoria
come
essere
indipendente”.
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